Etiopia

A sud tra popoli e mercati della Valle dell'Omo

( leggi la mia esperienza diretta cliccando il seguente link: https://www.pierluigiintheworld.com/2020/09/il-sacro-graal.html  )

I laghi della Rift Valley - le tribù più originali e primitive dell’Africa lungo il fiume Omo - i pittoreschi mercati multietnici - i piattelli labiali delle donne Mursi - la bellezza delle donne Hammer - i terrazzamenti dei Konso - la regione del Kaffa e il caffè selvatico

Un viaggio ora confortevole grazie ai recenti bungalow di Turmi nel profondo Sud, ma da affrontare sempre con spirito di adattamento. Uno scenario sempre vario accompagna la discesa dall’altopiano verso sudovest. I laghi della Rift Valley, oasi con milioni di uccelli, ippopotami e coccodrilli, immersi tra le estese savane che ricordano il Kenya. Un’esperienza forte e unica tra le popolazioni più primitive d’Africa che a causa dell’isolamento geografico-ambientale hanno mantenuto, ancora ora, usi e costumi tradizionali vivendo in villaggi sperduti e incontaminati. Mursi, Hammer, Konso, Karo, Nyangatom, Dassanech, Tsemay… un concentrato di etnie, il più denso del continente. I semplici mercati e i caratteristici villaggi, le fantasiose acconciature di bellissime donne, le decorazioni e le scarificazioni corporee praticate da altissimi guerrieri, la vita legata a usi e abitudini ancestrali. Straordinari gli incontri “on the road” con pastori vestiti di pelli e con corpo e viso dipinti come fossero appena usciti da una foto del secolo scorso. I pittoreschi mercati del sud dove varie etnie confluiscono, ciascuno dal proprio villaggio, distante anche alcune ore a piedi, per vendere o barattare semplici mercanzie. Un colpo d’occhio unico! Come unici e indimenticabili sono gli incontri con le donne Mursi che praticano ancora l’uso dei piattelli labiali, residuo di antiche tradizioni. I villaggi Konso, coi loro terrazzamenti (Patrimonio Unesco), e la lussureggiante regione del Kaffa, dove ancora cresce il caffè selvatico, e il Monte Wonchi, cratere vulcanico con un bellissimo lago incastonato sul fondo. Un viaggio vario, non solo etnografico ma anche naturalistico, attraverso un mondo destinato purtroppo a sparire. I gruppi sono accompagnati da nostri esperti tour leader.

PROGRAMMA DI VIAGGIO (3 paxper auto)

1° giorno / Italia –Addis AbebaPartenza dall’Italia con voli di linea per Addis Abeba, con scalo intermedio. Arrivo in tardaserata, accoglienza in aeroporto da parte dello staff locale e trasferimento privato in hotel di categoria 5* per il pernottamento.Pasti: a bordo

2° giorno / Addis Ababa –i laghi della Rift Valley (Ziway, Langano, Shala e Abyata) –Shashemene –Awasa (circa 270 km)Al mattinopartenzain fuoristrada verso sud,per una bella tappa lungo una delle più importanti arterie dell’Africa che arriva fino in Kenya. Si attraversa la regione dei grandi laghi posizionati sul fondo di antichi vulcani: il lago Ziway, i laghi gemelli Shala e Abyata, i quali costituiscono un Parco Nazionale, e il lago Langano. La strada è costeggiata da campi coltivati a orzo, grano e “teff”, un tipo di cereale locale utilizzato per preparare la n’gera(il pane etiope). Il paesaggio è caratterizzato da pianure e colline molto dolci e sono frequenti gli incontri con la gente che a piedi carica di merci o al seguito di mandrie di animali, cammina lungo la strada. Siamo nella Rift Valley, la grande spaccatura della crosta terrestre che attraversa buona parte dell’Africa. Si transita dalla cittadina di Shashemene, importante crocevia lungo la “TransAfrican Highway”, da cui partono anche le strade di collegamento con l’est del paese, verso l’altopiano del Bale, e con l’ovest, verso la regione di Gambela. Con un po’ di fortuna potremo trovare qualche improvvisato mercato locale lungo il ciglio della strada: ogni occasione è buona per vendere le proprie mercanzie, anche quando c’è da attendere per pochi minuti che arrivi il taxi-brousse o per qualche ora che passi la giusta corriera. Simpatici e colorati i numerosissimi tuk-tuk, tutti dipinti seguendo fantasiose ispirazioni e non sono infrequenti quelli dedicati a Bob Marley, il leggendario cantante rasta. Infatti Shashemene accoglie una delle più grandi comunità rasta del mondo al di fuori della Giamaica, da quando il negus Hailè Selassie (il cui nome di battesimo era per l’appunto Ras Tafari Makonnen) donò delle terre intorno alla cittadina affinché la diaspora degli africani nelle Americhe potesse ritrovare nell’Etiopia la ‘terra promessa’.Una breve deviazione di qualche chilometro conduce alla cittadina di Awasa, sulle sponde dell’omonimo lago.Arrivo previsto nel pomeriggio e sistemazione al confortevole resort, direttamente sulle sponde del lago. Tempo a disposizione per relax o per una piacevole passeggiataoun bagno in piscina.Pernottamento al resort.Pasti: colazione in hotel, pranzo al ristorante, cena in resort.

3° giorno / Awasa –Sodo –Chencha –il popolo Dorze –Arba Minch (ca. 310 km)Al mattino una brevecamminata lungo il lago per ammirarecon un po’ di fortunal’avifauna (in prevalenza pellicani, marabù, trampolieri e altre specie,anche migratorie) prima di riprenderela stradaverso sud. Il lago è pescoso e al mattino si anima un piccolo mercato itticocon la venditadiretta dei pescatori. Tornati a Shashemene si devia per la cittadinadiSodo, sul margine del rift africano e la più importante della regione Wolayta. Immense vallate si aprono lungo il percorso e dall’alto è facile intuire la frattura del rift e lesue diramazioni. La stradaprosegue lungo le sponde del lago Abaya. L’ambiente circostante è caratterizzato da paesaggi dolci e sono frequenti gli incontri con la gente che a piedi carica di merci o al seguito di mandrie di animali, cammina lungo il ciglio della strada, un perenne flusso
‘migratorio’. La vista del lago Chamo preannuncia l’arrivo ad Arba Minch. Sistemazione presso il confortevole Emerald Resort, da cui si gode una bellissima vista sui laghi Chamo e Abaya.Nel pomeriggio escursione nei dintorni di Arba Minch. Non distantedal versante occidentale del lago Abaya, il lago più grande della Rift Valley, si imbocca il bivio che, conuna deviazione di pochi chilometri salendo su per una bella strada di montagna, conduce nel cuore del territorio freddo e brumoso del popolo Dorze. Si giunge al villaggio di Chencha, a oltre 2.000 mt. I villaggi del popolo Dorzesono caratterizzati da grandi e alte capanne (hanno un altezza media di 7-8 metri), di fattura accurata, costituite da una intelaiatura di bambù e ricoperte da foglie di banano. Sono facilmente riconoscibili dal loro profilo, con l’ingresso a forma di naso. Questa etnia si occupa prevalentemente della filatura e della tessitura a mano del cotone, tant’è che qui è possibile acquistare alcuni dei migliori tessuti di cotone di tutto il paese, completamente bianchi o con coloratissimi motivi. Le capanne hanno un piccolo giardino attiguo e tutt’attorno si coltiva il falso banano, albero dalle cui radici i Dorzeestraggonouna polpa che viene macerata e utilizzata per preparare il kotcho,il loro pane tradizionale, o per essere fermentata, dando luogo a una bevanda fortemente alcolica. Rientro ad Arba Minch nel tardo pomeriggioe pernottamento in resort.Pasti: colazione in resort, pranzo ecena in resort.

4° giorno /Arba Minch –Konso –il mercato di Dimeka –Turmi(circa 280 km)Partenza al mattino versosud, sempre immersi in un ambiente di montagna, in direzione di Konsoche prende il nome dall’etnia che popola queste terree che visiteremo sulla via del ritorno. Lungo il tragitto gradualmente si scende di quota e letemperaturesialzano. Anche la vegetazione cambia e cominciano ad apparire le acacie ombrellifere che caratterizzano le grandi pianure meridionali. SuperataKey Afer, verso sud, si entranel territorio della tribù Arbore,pastori nomadi di ceppo Borana e discendenti dagli Oromo, che vivono invillaggidi tukul costruiti con steli di papiro, una tecnica costruttiva che mantiene fresco l’ambiente grazie a scambi di aria. Le donne Arbore si vestono con lunghe gonne e s’impreziosiscono con collane di perline di variedimensioni.Si raggiunge Dimekadove si tiene il caratteristico mercato del sabato, principalmente frequentato dal popolo Hamer, di ceppo omotico. Questa etnia vive ancora con tradizioni e un abbigliamento primitivo. Le donne, molto belle, con i capelli a caschetto e lunghe treccioline ingrassate e colorate, sono vestite con pelli di capra e raggiungono il mercato agghindate nelle loro acconciature più scenografiche per far mostra di sé e contrattano indisturbate le mercanzie in esposizione, povere e di uso quotidiano: miele, bucce di caffè, qualche cereale, polvere color ocra che viene mescolata con grasso animale per decorarsi il corpo. Nel pomeriggio si raggiunge quindiTurmi, grosso villaggio abitato dagli Hamer. Sistemazione in bungalows alsemplice e funzionale Evangadi Lodge, nei pressi di Turmi, e pernottamento in camere dotate di zanzariere e servizi privati. Pasti: colazione in resort, pranzo a picnic, cena in lodge.

5° giorno / Turmi –villaggi Karo e il fiume Omo –etnia Nyangatom(circa 90 km)Attraverso la savana si raggiunge il territorio delle tribù Karo, che si sviluppa lungo le sponde dell’Omo, popolazione di ceppo omotico che vive in minuscoli villaggi di capanne di forma circolare divise in due zone separate da un grande spiazzo centrale. I granai per la conservazione del miglio e del sorgo poggiano su un ripiano in legno che li isola dal suolo. Il tetto conico copre i muri circolari costruiti con frasche intrecciate con molta cura. Ormai ridotti ad alcune centinaia di individui, i Karo hanno una struttura atletica con un’altezza media di un metro e novanta. Gli uomini hanno una cura tutta particolare per l'acconciatura,studiata nei minimi dettagli con pettinature stravaganti. I capelli impastati di grasso animale mescolato con l'argilla e le decorazioni del volto e del corpo che vengono create con calce bianca, minerali polverizzati e con disegni che riproducono il piumaggio di uccelli della savana. Arrivo a Kangate, villaggio sul fiume Omo, unico immissariodel lago Turkana, dove un ponte di recentecostruzioneneunisce le sponde. Su quella opposta ai Karo sono stanziati iNyangatom (o Bume, ceppo nilo-sahariano), anch’essimolto “pittoreschi” per le particolari acconciature. Rientroa Turmie pernottamento.Pasti: colazione in lodge, pranzo a picnic, cena in lodge.

6° giorno / Omorate e l’etnia Dassanech –il mercato di Turmi –i villaggi Hamer e la cerimonia rituale del ‘salto del toro’ (circa 130 km)Partenza al mattino per Omorate, sulle rive del fiumeOmo, percorrendo una pista che, punteggiata da acacie, attraversa le sterminate pianureche proseguono versoil vicino Kenya, il cui confine èall’orizzonte. Lungo queste savane poco abitate non è raro incontrare mandrie di bovini condotti da pastori nomadi spesso completamente nudi o vestiti solo con un perizoma e donne con pesanti carichi e con il corpo dipinto. Si raggiunge il fiume Omoche scorre placido (a seconda delle piogge) col suo colore marrone e dopo un percorso di circa 1.000 km sfocia nellago Turkana. Fu la spedizione dell’esploratore italianoVittorio Bottego che nel 1895 scoprì il corso di questo fiume misterioso. Omorateè un grosso villaggio dove vivono i Dassanech(chiamati ancheGaleb, di ceppo omotico), una etnia con usanze e tradizioni simili a quelle di popoli vissuti migliaia di anni fa sulle medesime terre.Rientroa Turmiin tarda mattinata per assistere all’interessantissimo mercato del lunedìdelle etnieHamer, Karoe Dassanech. Quisi ha la sensazione di trovarsi nel passato più lontano, assistendo alla compravendita e al baratto di mercanzie che ciascuno ha portato a piedi dal proprio villaggio, a volte lontano anche decine di chilometri. Oltre a ortaggi, latte, burro, spezie e pelli, si trovano in vendita anche il tabaccoin foglie, molto apprezzato, e le tipiche zucche intagliate e decorate,utilizzate dalle donne come contenitori. Come in tutti i mercati la contrattazione è d’obbligo, sebbene non troveretepraticamente nessuno che parli una lingua a voi conosciuta...ma anche questo è il bello della contrattazione. Ilopomeriggio si trascorrerà visitando alcuni insediamenti del popolo Hamer, tra i più interessanti della valle dell’Omo e si andrà alla ricerca di qualche villaggio in cui, con un po’ di fortuna, poter assistere alla famosa cerimonia del “salto del toro”. E’ una prova di abilità e coraggio che una volta superata decreta il passaggio di un giovane allo status di adulto, consentendogli di poter prender moglie e crearsi una famiglia, e che consiste nel saltare completamente nudo sopra la schiena di una fila di tori affiancati e tenuti fermi per le corna dagli altri adulti del villaggio e ripetendo la prova più volte. Un eventuale insuccesso sancirebbe l’allontanamento del giovane dal villaggio, con disonore e –soprattutto –senza la possibilità di potersi costruire una famiglia. Rientro a Turmi per il pernottamento. E se in cielo non ci sono nuvole, preparatevi ad ammirare una incredibile notte stellata. Pasti: colazione in lodge, pranzo a picnico lodge, cena in lodge.N.B. se si trovasse la comunità dove si svolge il salto del toro,probabilmente verrà chiesta a ogni viaggiatore una fee (non inclusa, da pagare in loco) di circa 500 birr

7° giorno / Turmi –il mercato di Alduba –incontri nella valle dell’Omo(i popoli Tsemay, Ari e Benna)–Jinka (circa 110 km)Al mattinosi lascia Turmi e ci si dirige versonordin direzione di Jinka. Sono molte le etnie che abitano il territorio che si attraverserà e le più rappresentative che si incontreranno durante la giornata sono gli Tsemay, i Benna e gli Ari.Gli Tsemaysono deditiall’agricoltura e alla pastorizia. Gli uomini sono riconoscibili per via della lancia di legno a punta di foglia mentre le donne s’adornano il capo di treccioline, impomatate con il burro e poi colorate con una polvere rossa, e indossano dei costumi a forma triangolare di pelli d’animale con le code penzolanti. I Benna(o Bana) sono allevatori semi-nomadiche neiperiodi stanziali coltivano sorgo, sesamo e grano per la scorta annuale della famiglia. Gli uomini sono poligami, possono sposare più donne ma solo se appartenenti alla stessa tribùein base a quanto bestiame, o altri beni, può dare indote alla famiglia di ciascuna nuova moglie. Gli antropologi ritengono chei Benna siano un sottogruppo degli Hamer, con cui condividono alcuni riti e tradizioni. Spesso gli uomini si adornano il capo con delle piume mentre le donne utilizzano soventemente le perline colorate per le loro acconciature.Gli Arivivono principalmente lungo i margini settentrionali del Mago National Park. E’ una etnia molto numerosa e stanziale, e in virtù del territorio fertile su cui vivono -il loro è il più grande territorio di tutte le tribù della zona -sono sia coltivatori sia allevatori. Le donne si decorano con una moltitudine di bracciali e di collane di perline coloratissime intorno al collo, le braccia e in vita e tradizionalmente indossano dei gonnellini ricavati da foglie di banano, anche se oramai vengono sfoggiati solo nelle occasioni speciali. A differenza di altre tribù, gli Ari non vivono in capanne ma costruiscono delle belle case dalle pareti e dai pavimenti intonacati con fango e argilla e successivamente affrescate con bellissimi decori o begli abbinamenti di colori naturali. Così, mentre gli uomini di giorno lavorano nei campi o conducono le mandrie al pascolo, le donne si dedicano al mantenimento della casa e alla produzione di vasellame in terracotta, di cui sono particolarmente abili. Sosta al villaggio di Alduba, dove ogni martedì si tiene ilmercato settimanale, principalmente frequentato –oltre che dagli Hamer –dai Benna e dagli Tsemay. Gironzolando per il piccolo mercato siassiste a degli interessanti momenti di vita quotidiana perché il mercato non è semplicemente il luogo di baratto o compravendita di prodotti di ogni genere ma è soprattutto un luogo di incontro e di confronto per gli adulti e terreno di crescita per i bambini e gli adolescenti, che stanno scoprendo un mondo nuovo fuori dal loro villaggio e conoscendo altri popoli così vicini geograficamente di ma così lontani per costumi e usanze. Nel pomeriggio si giunge a Jinkae pernottamento in un semplice hotel locale, in camere con servizi privati.Pasti: colazione in lodge, pranzo a picnic, cena in hotel.N.B. Questi piccoli e semplici hotel del sud, oltre ad avere talvolta un livello di pulizia basso, ricevono anche una scarsa manutenzione. Noi cerchiamo di garantire trale migliori strutture disponibilisebbene lo standard sia più o meno lo stesso.

8° giorno / Mago National Park –popolazione Mursi –Jinka (circa 80 km)Si attraversa una parte del Mago National Park, vasta area protetta dove si potranno ammirare in particolare le timide scimmie colubus dal pelo nero frangiato di bianco, che saltano di ramo in ramo, una delle specie endemiche del paese, ma anche antilopi, gazzelle e bufali (piuttosto rari gli altri animali come elefanti e leoni). Percorrendo una tortuosa pista attraverso la parte nord del parco, si raggiungono gli isolati villaggi Mursi. L'incontro con questa popolazione (di ceppo linguistico nilo-sahariano) è estremamente interessante anche se, proprio per la loro primitiva integrità e rudezza, l'approccio non sempre è facile. Si viene attorniati dagli abitanti del villaggio che, con una certa insistenza, chiedono i “birr”, la moneta etiope, per essere fotografati. Sono decisamente imponenti e impressionanticon i loro corpi e visi dipinti, le scarificazioni e le fantasiose acconciature che portano sul capo. Spesso sono anche armati, più per costume che per un uso vero e proprio, con vecchi fucili o kalashnikov. Le donne, sempre a seno nudo, e anch’esse con numerose scarificazioni corporee, usano portare piattelli di argilla posizionati nel labbro inferiore, un’usanza unica e decisamente interessante anche se le rende un po’ “mostruose”. Rientro a Jinka e, se v’è tempo,visita del piccolo ma interessante museo etnografico che accoglie una buona collezione di oggetti tradizionali appartenenti a molteplici etnie del sud. Pernottamento inhotel. Pasti: colazione in hotel, pranzo in ristorante o picnic, cena in hotel.

9° giorno / Jinka –mercato di Key Afer –Konso –Arba Minch(circa 250 km)Partenza al mattino per l’ultima traversata delle grandi pianure del sud, nuovamente fino all’insediamento di Key Afer per assistere al mercato del giovedìdei popoli Tsemay e Arbore. Nell’assistere a scene di contrattazione di povere mercanzie (ortaggi, tabacco, burro...) si apprezzeranno sia gli Tsemay siagli Arbore nei loro costumi migliori, tra cui spiccheranno le donne Arbore che si distinguono per vestire una sola gonna di cotone, per la tipica acconciatura di treccine molto sottili che lasciano in evidenza una linea laterale sul capo e per indossare monili d’alluminio e grandi e lunghe collane di perline coloratissime. Lasciamo le vaste e aride distesedel sud, punteggiate qua e la daacacie ombrellifere, per risalire versol’ambiente rigoglioso e quasi montanodell’altopiano. Siè nuovamente nel territorio del popoloKonsoe sembra di esser tornati alla civiltà. IKonso, appartenential gruppo linguistico cuscitico, sono agricoltori stanziali che coltivano i campi a terrazzamento, sfruttando e contenendo le piogge. Essi furono i primi in Africa a praticare con ingegno questo metodo di coltivazione e i loro terrazzamenti e le pratiche agricole sono state riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Grazie anche alla loro abilità di tessitori, vasai e ottimi artigiani forniscono ai Borana alcuni prodotti e utensili indispensabili per le loro attività quotidiane. I villaggi Konso sono arroccati sull'alto delle falesie oppure attorno a picchi dominanti le valli circostanti: essi costituiscono un esempio di architettura primitiva tra i più interessanti per accuratezza di finiture e concezione distributiva dei recinti familiari, comprendenti le diverse unità-capanne divise per funzioni (granai, depositi, cucina, abitazioni). Per entrare nel villaggio il percorso è obbligato: ciascun ingresso è caratterizzato dalla presenza di una capanna con volta enorme che è il centro della vita sociale, la casa dove gli anziani si riuniscono per prendere tutte le decisioni della comunità. Ogni villaggio dispone di uno spiazzo che funge da luogo per incontri o le feste. Si prosegue perArba Minch.Risalendo di quota il paesaggio e la vegetazione cambiano gradualmente,anche la temperatura diventa più fresca. La strada costeggia il versante occidentale della Rift Valley fino al lago Chamo. Tutta la zona, grazie all’abbondante presenza di acqua, è un habitat ideale per molte specie di animali e uccelli. Proprio la ricchezza d’acqua e l’elevato numero di falde sorgivehanno dato il nome alla città di Arba Minch,che significaletteralmente“quaranta sorgenti”. Esse non solo costituiscono l’approvvigionamento idrico della città ma regolano anche l’equilibrio dell’ecosistema. Arrivo nel tardo pomeriggio all’Emerald Resorte pernottamento.Pasti: colazione in hotel, pranzo in ristornate, cena in resort.

10° giorno/ Arba Minch –iGuraghee la regione del Kaffa–Giyon (circa 390 km)Si riprende la strada principale verso nordfino a Sodo,poi s’imbocca la deviazione per Hosaena, necessaria per raggiungere Giyon, la nostra destinazione nella regione del Kaffa, terra del popolo Guraghe, di origine semitico-cuscitica, che in questa regione vive in piccoli e graziosi villaggi di capanne circolari costruite quasi interamente con tronchi, corteccia e foglie del falso banano (ensete) che qui abbonda e rappresenta anche l’alimento principale della loro dieta. I Guraghe non sono tradizionalmente legati a una particolare religione, praticano sia la fede musulmana sia la fede cristiana, e sono rinomati per essere infaticabili lavoratori. Si prosegue sull’altopiano, tra paesaggi spettacolari e ampie vallate,e giunti all’incrocio con la grande strada che collega la capitale con Jimma, si svolta verso Giyon (chiamata anche Weliso), località nota per la sua prossimità a delle sorgenti calde di acque minerali. Sistemazione nei bungalows diun grazioso e confortevole,immerso nel verdedi un rigoglioso giardino che ospita tanti animali e uccelli e con una piscina alimentata da una sorgente termale (non sempre operativa, ndr). Pernottamento in lodge.Pasti: colazione in resort, pranzoa picnic o ristorante, cena in lodge.

11° giorno / Giyon –il lago vulcanico di Monte Wenchi –Ambo –Addis Ababa –partenza (circa 190 km)Attraversiamo la regione più verde d’Etiopia che, grazie al suo mite clima e alla laboriosità dei Guraghe, ha la più alta resa agricola ed è in grado di soddisfare non solo il mercato locale ma anche di contribuire al fabbisogno nazionale. Qui si coltivano principalmente mais, tè, legumi, cotone e la pregiata qualità arabica del caffè, oltre a crescere spontaneamente il caffè selvatico. La leggenda vuole che fu proprio un pastore etiope che avendo notato che ogni volta che i suoi animali masticavano e ingerivano quelle “strane” bacche divenendo più agitate, decise di provarle lui stesso. Nel XV° secolo i chicchi di caffè passarono dal Corno d’Africa ai paesi arabi, da qui in Turchia e poi in Italia e...oggi è forse la bevanda più consumata al mondo. Attraversando bellissimi paesaggi di montagna, in parte terreni agricoli e in parte coperti da foreste naturali, si raggiunge il Monte Wenchi(3.220 metri), un vulcano spento nel cui bellissimo e impressionante cratere si è formato un profondo lago. Qui gliabitanti coltivano i fertili campi all’interno della caldera e al centro dello specchio d’acqua c’è un’isoletta su cui è stata eretta la piccola chiesa di Cherkos.Sosta per ammirare questo posto davvero speciale, doveregna un’atmosfera di pace e tranquillità, che sembra di essere fuori dal tempo. Si prosegue poi per la cittadina di Ambo, rinomata per l’omonima acqua minerale gassata. Ripartenza per Addis Ababa, nel pomeriggio breve visita della città in base al tempo a disposizione, e s’è possibile ancheshopping nei caratteristici negozi che vendono oggetti etnici. Alcune camere a disposizione in un hotel 5* finoalle ore 18h30 per rinfrescarsi e cambiarsi prima di partire (una camera ogni 4 persone). In serata trasferimento in aeroportoe imbarco sul volo per l’Europa. Nottea bordo.Pasti: colazione in lodge, pranzo e cena al ristorante.

12° giorno / Arrivo inItalia Coincidenza per l’Italia con arrivo al mattino.

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