Ghana-Togo-Benin

I colori dell'Africa

Tra feste, mercati e villaggi per incontrare popoli e leggende dell’Africa Occidentale

Un tour di 16 giorni che vi vedrà immergervi in molteplici colori  attraversando tre paesi con popolazioni e ambienti geografici molto diversi. Dalle foreste della costa che si affaccia sul golfo di Guinea, con i castelli portoghesi da cui transitavano gli schiavi (Unesco) e i villaggi di pescatori costruiti su palafitte, alle savane del nord dove la vita si sviluppa ancora attorno ai piccoli villaggi dall’architettura armoniosa ed elaborata. Gli incontri con i colorati e vocianti mercati africani, il culto degli antenati, i feticci, le colorate feste tradizionali dell’Akwuasidae, le cerimonie con le maschere Egun e con le maschere Gelede, le danze del fuoco e gli incredibili riti vudù. Lo straordinario villaggio su palafitte di Ganviè e le antiche città di Abomey (Unesco) e Ouidah in Benin, i villaggi fortificati del Nord del Togo (Unesco), i coloratissimi costumi, la cultura e i templi degli Ashanti (Unesco), a Kumasi in Ghana, in occasione delle innumerevoli cerimonie tradizionali o durante la celebrazione dei funerali, che sono vere e proprie feste collettive. Un viaggio dallo spiccato carattere etnografico grazie a uno stretto contatto con la vera e originale vita africana, agli incontri con le numerose etnie come i Tamberma, i Somba e i Dagomba, che nei piccoli villaggi hanno mantenuto tradizioni e riti ancora saldamente radicati al passato. Ma anche un itinerario paesaggistico, per la grande varietà di ambienti attraversati. Tutti i gruppi sono accompagnati da esperte guide locali di lingua italiana iniziamo con Accra, metropoli africana - i castelli della tratta degli schiavi - l’oro e il potere degli Ashanti - danza del fuoco, maschere e feste tradizionali - castelli di argilla e palazzi reali - etnie originali e riti vudù - spiagge dorate e il lago Togo. Tutti i gruppi sono accompagnati da esperte guide locali di lingua italiana.

PROGRAMMA DI VIAGGIO

1° giorno / Italia – Lomé (Togo)Partenza con voli di linea dall’Italia per Lomé, con scalo europeo. Arrivo in serata, accoglienza e trasferimento all’hotel Onomo. Pernottamento in camere con servizi. Pasti: pasti liberi o a bordo.

2° giorno / Lomé – Sogakopé (Ghana) (circa 110 km)Al mattino breve visita di Lomé, la capitale Togo. Si notano subito le due anime della città: dall’ordinata pacatezza del quartiere amministrativo, in cui è ancora possibile ammirare dei begli edifici di epoca coloniale, alla concitata vivacità del quartiere degli affari, sede anche del grande mercato centrale. Sicuramente è propria questa l’attrattiva della città ed è proprio in questo mercato ch’è possibile trovare feticci o acquistare gli ingredienti per amuleti e rituali, è qui che si servono tutti gli animisti per comperare tutto il necessario per officiare i loro culti. Con molta nostra curiosità i venditori ci mostreranno alcuni “gris-gris”, degli amuleti fabbricati per allontanare la sfortuna e attirare la buona sorte. Questi talismani possono avere le forme più diverse ma la più comune è il “sachet”, un piccolo sacchettino di stoffa da portare addosso e contenente, a seconda dello scopo, delle erbe o delle essenze o frammenti di oggetti a volte anche un po’ macabri, unitamente a una propria unghia o ciocca di capelli affinché si saldi il legame tra il gri-gri e il suo possessore. Al mercato ci sarà la possibilità di effettuare acquisti di arte tribale e antiquariato oppure di artigianato. Negli ultimi anni anche la pittura contemporanea della scuola togolese comincia a essere conosciuta e apprezzata nelle gallerie europee e americane. Destano simpatica curiosità anche tanti altri oggetti di arte popolare come, per esempio, le stravaganti e colorate “insegne pubblicitarie” dei coiffeur di strada. Si lascia Lomé e dopo il passaggio di frontiera col Ghana, trasferimento verso Sogakopé e sistemazione per la notte presso il Sogakopé Beach Resort (o similare), lungo le sponde del fiume Volta, in bungalows climatizzati e con servizi privati.Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

3° giorno / Sogakopé – Accra (la metropoli africana) – Anomabu (circa 250 km)Lasciato il resort si parte ancora verso ovest, seguendo idealmente la costa del Golfo di Guinea, fino a raggiungere Accra. Interessante metropoli africana in esponenziale evoluzione, Accra ha saputo mantenere una propria identità che si riflette sia nella zona moderna sia nei quartieri più antichi, dove si svolgono le svariate attività tradizionali. I verdeggianti quartieri amministrativi, costituiti da eleganti ville risalenti ai primi del ‘900, esaltano l’importanza che ebbe questa città e rammentano che essa fu la più prosperosa delle colonie britanniche in Africa. La visita della capitale inizia dal quartiere in cui lavorano i fabbricanti di sarcofagi, originali manufatti dalle forme “fantasy”. Con estro escono fuori dalle loro mani bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali... il solo limite è l’immaginazione e la fantasia dei futuri occupanti...tutto il resto è possibile. Questi prodotti potrebbero far bella figura in qualsiasi centro d’arte moderna, tant’è che un certo apprezzamento è stato dimostrato da collezionisti di tutto il mondo e alcune di queste ‘opere’ si trovano esposte in qualche museo fuori dal continente. Si prosegue col quartiere indigeno di James Town, un villaggio di fronte all’oceano attorniato dalla città. Qui le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri. Si lascia Accra per raggiungere la cittadina costiera di Anomabu, che tra il XVII e il XVIII sec. venne contesa da molti governi colonizzatori della vecchia Europa poiché rappresentava non solo un’agevole porta d’accesso verso le ricchezze dell’interno ma anche una buona sede dove tenere aperta un’agenzia commerciale. Sistemazione nel semplice e confortevole Anomabu Beach Resort (o similare), in bungalow climatizzati con servizi privati, prospiciente una spiaggia tropicale ai bordi di una fitta vegetazione di palme. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

4° giorno / Anomabu – Elmina e i castelli della tratta degli schiavi– Kakum (circa 110 km)Partenza al mattino per Elmina, nome legato indissolubilmente alla storia dell’Africa e, più ampiamente, a quella di tutta l’umanità. Era il lontano 1482 quando Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz, al comando di una flotta composta da una dozzina di caravelle, sbarcarono qui con la precisa disposizione di costruire un castello sotto l’autorità portoghese, il più antico e grande edificio europeo in Africa nera. Nel corso della sua storia il Castello di Elmina (Patrimonio UNESCO) fu utilizzato come deposito dove accumulare le ricchezze della colonia prima di intraprendere la rotta per l’Europa. Vennero costruiti anche un porto e un villaggio che asservissero alle necessità della fortezza. Essa non immagazzinò solo avorio, oro, legnami pregiati ma – più infelicemente – venne destinata anche per il raggruppamento degli schiavi che da qui sarebbero partiti verso il “nuovo mondo”. La fortezza passò poi di mano nel corso dei secoli, dai portoghesi prima agli olandesi poi e agli inglesi infine. Oggi il complesso è considerato Patrimonio dell’Umanità. I vicoli di quest’antico villaggio di pescatori fanno respirare ancora un’atmosfera vivace e fuori del tempo. Le antiche costruzioni dei coloni portoghesi, oggi abitate dai locali, si alternano ai posuban, templi votivi delle “compagnie asafo” in cui i guerrieri depositavano le loro offerte. Dal porto di Elmina ogni giorno centinaia di grandi piroghe colorate escono per affrontare l’oceano. Ci trasferiamo poinelle foreste dell’entroterra, dove il canopy di Kakum, un ponte di corde assicurato a cavi di acciaio ma realizzato senza l’uso di chiodi, è oggi il ponte sospeso più lungo e più alto del suo genere esistente al mondo. Dall’altezza di oltre 30 metri si gode una vista del tutto originale sulla foresta. Anziché dei ttronchi, da questa prospettiva gli alberi offrono allo sguardo le loro sommità slanciate alla ricerca della luce e del cielo. Rientro ad Anomabu e pernottamento. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

5° giorno / Anomabu – Kumasi, la capitale degli Ashanti(circa 250 km)Al mattino partenza alla volta della seconda città più popolosa del Ghana, Kumasi. Attraversando questa regione, caratterizzata da una vegetazione lussureggiante,
s’incontrano differenti realtà agricole e dalle cui colture si ricavano anche cacao, olio e vino di palma. Arrivo a Kumasi in tarda mattinata. Con il suo milione e mezzo di abitanti Kumasi è una città che vanta sia un glorioso passato sia un solido presente. Sin dalla sua fondazione nel XVII secolo, e ininterrottamente fino a oggi, Kumasi è la capitale del popolo Ashanti. Alcuni edifici, per la ricchezza dei decori o per il particolare stile architettonico, sono state inserite dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. Gli Ashanti sono un popolo incentrato fedelmente intorno al proprio re – che ricopre ora una carica simbolica e non più istituzionale – e che ancora oggi ha mantenuto vive le sue tradizioni e la sua dignità. L’attuale sviluppo della città è basato su fiorenti attività economiche che sfruttano profittevolmente le opportunità offerte dalla foresta e dalle vene aurifere. La visita della città fonderà insieme i due aspetti, abbinando la visita al Museo Ashanti del centro culturale e la visita al mercato all’aperto, tra i più grandi dell’Africa Occidentale. Le vie di Kumasi, non troppo trafficate, si concedono allo sguardo del viaggiatore, curioso di cogliere da vicino qualche dettaglio, che rende la città speciale: le costruzioni coloniali intorno al mercato, le insegne pubblicitarie dipinte a mano con uno stile originale che qualcuno non esita ad accostare all’“urban art”, il treno che attraversa il mercato e che a volte vi si ferma nel mezzo. Proprio l’attenzione da prestare alla gente e a questi piccoli dettagli rende più esaustiva la visione complessiva della città e della vita che la anima. Nel pomeriggio, con un pizzico di ‘fortuna’, ci si potrebbe imbattere in un funerale ashantiche, diversamente dal rito funebre di altre fedi, consiste in una celebrazione festosa in memoria del defunto, un evento distinto e postumo alla sepoltura. Questa cerimonia segna il passaggio allo stato di spirito antenato e protettore del clan e, come tale, da venerare in futuro. La partecipazione alla festa è molto allargata: familiari, amici e conoscenti intervengono indossando il costume tradizionale, un ampio panno rosso o nero portato come una toga. I capi dei vari clan, attorniati da tutta la loro corte, prendono parte a queste celebrazioni stando all’ombra di grandi parasoli colorati. Al termine del cerimoniale rituale, eseguito secondo la tradizione, tutti i presenti prendono posto per assistere alle danze, che perpetuano nel tempo gesti estremamente raffinati e ricchi di una simbologia erotica e guerriera. In serata sistemazione presso l’hotel Noble House (o similare), in camere climatizzate e con servizi privati.Pasti: colazione in hotel, pranzo al ristorante, cena in hotel.

6° giorno / Kumasi – Techiman (il reame dell’oro) (circa 150 km)Al mattino si completa la visita della città col Museo del Palazzo Reale, che raccoglie una collezione unica di oggetti appartenuti alla corte Ashanti con numerosi gioielli e simboli reali in oro massiccio. Il nome del Ghana prima dell’indipendenza era “Costa d’oro” grazie alle ricchezze aurifere del paese e soprattutto della regione Ashanti. Kumasi è orgogliosa anche per essere la città natale di Kofi Annan, Premio Nobel per la Pace e ‘storico’ Segretario Generale delle Nazioni Unite.Oggi, se per la corte reale questo giorno fosse segnata in calendario, si assisterebbe all’Akwasidae, una delle feste che si tengono in onore dei re Ashanti. Nel calendario degli Ashanti alcune date vengono celebrate con cerimonie a cui partecipano centinaia di persone abbigliate con costumi tradizionali. Dopo riti di libagione sui troni degli antichi re, organizzati in sale inaccessibili ai non iniziati, ecco la grande celebrazione di gioia. Sotto un ombrello di panni colorati siede il re, vestito di splendidi tessuti dai colori vivaci. Ai lati siedono gli anziani e i consiglieri sotto l’autorità del “porta parola”, il linguista regale, che tiene in mano e mostra i simboli ricoperti d’oro del potere. Mentre i cortigiani offrono i propri doni, i griot (i cantastorie locali) recitano la storia dinastica dei re Ashanti. Suonatori di tamburi e di trombe d’avorio scandiscono il ritmo della celebrazione. Se invece la festa non fosse in programma si visiteranno alcuni villaggi dove abili artigiani perpetuano da generazioni la produzione di tessuti e oggetti tradizionali. Durante la giornata pranzo in un ristorante o a picnic. Si prosegue ancora verso nord, fino a raggiungere Techiman e sistemazione all’Encom Hotel (o similare), in camere climatizzate con servizi privati. Pasti: colazione in hotel, pranzo al ristorante o a picnic, cena in hotel.

7° giorno / Techiman – le scimmie sacre di della foresta – Tamale(circa 260 km)Il viaggio prosegue ancora verso nord. Abbandonata la strada nella regione del Brong Afo, si imbocca una pista che taglia in due una fittissima vegetazione e che conduce alla foresta sacra di Fiema Boabeng. Gli abitanti di questa zona credono che le scimmie Colobus e Monas siano la reincarnazione dei loro antenati e pertanto le rispettano come spiriti protettori. Le scimmie Monas, di piccole dimensioni e col pelo di color verde-marrone, non temono l’uomo ed entrano nei villaggi e nelle case dove non è raro sorprenderle a frugare con l’intento di rubare del cibo. Le belle scimmie Colobus sono anch’esse facilmente riconoscibili per il loro manto di lunghi peli neri che ricopre tutto il corpo fatta eccezione della coda e del volto cerchiato di bianco. Esse vivono nella foresta, spostandosi tra le fronde degli alberi noncuranti del passaggio degli esseri umani. Apprezzate e ricercate per la pelliccia e per le carni, le scimmie Colobus si stanno purtroppo estinguendo in quasi tutto il resto del continente africano. Una passeggiata ci porterà a scoprire la foresta e i suoi alberi giganti avvolti dalla luce smeraldina e a incrociare numerosi branchi di scimmie. Più a nord vive il popolo Dagomba. Questa etnia rappresenta circa un ottavo dell’intera popolazione del Ghana. I loro villaggi si contraddistinguono per il gran numero di abitazioni rotonde dal tetto in paglia. All’entrata, talvolta decorata con pezzi di porcellana, si trova un vestibolo dove il capo famiglia riceve gli ospiti e tratta le questioni legate alla casa e al villaggio. Si prosegue fino a Tamale, principale insediamento dell’etnia Dagomba, e sistemazione al Modern City Hotel (o similare), in camere climatizzate con servizi Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

8° giorno / Tamale – Sokodé (Togo) (la danza del fuoco) (circa 280 km)Partenza al mattino e tappa in un villaggio Konkomba, popolato da... streghe. In un contesto di architettura tradizionale saremo accolti cordialmente da donne sulle quali pesa l’accusa di essere streghe. Considerate come responsabili di fatti gravi avvenuti presso i villaggi di origine quali la morte di un giovane, una malattia improvvisa, un raccolto mal riuscito, la moria del bestiame... queste donne vengono esiliate in appositi villaggi, dove la presenza di un feticcio speciale è in grado di “controllarle” e di ripulirle dalle cattive volontà introiettate. La loro accoglienza gentile e sorridente fa da contrasto alle gravi storie che sono alla base del loro esilio. Un’architettura tradizionale semplice ed essenziale, riadattata alle esigenze di una comunità speciale fa da cornice all’esteso e ordinato villaggio. Passaggio della frontiera del Togo. Alla sera si assisterà alla ‘danza del fuoco’, una ricorrente festa tradizionale della popolazione Tem nel Togo. Al centro del villaggio viene acceso un gran falò che illumina i presenti, i quali danno avvio alle danze al ritmo incalzante dei tamburi. I danzatori in stato di trance si lanciano nelle braci, le prendono in mano e alcuni persino in bocca, se le passano ovunque sul corpo senza riportare alcuna bruciatura né mostrare segno di dolore. Coraggio, autosuggestione o magia? È difficile trovare una spiegazione razionale per una tale performance, forse sono proprio i feticci che proteggono contro il fuoco! Bisognerebbe provare per credere e... credere per provare. Proseguendo oltre si giunge a Sokodé, seconda città più popolosa del Togo dopo la capitale Lomé. Sistemazione all’Hotel Central (o similare) e pernottamento in camere climatizzate e con servizi. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

9° giorno / Sokodé – Kara (l’età del ferro) (circa 150 km)Al mattino partenza verso nord attraversando la “faille d’Aledjo”, una parete di roccia interamente aperta grazie a un acre lavoro a colpi di dinamite durante il tempo coloniale per consentire il transito di una strada. Incontro con la popolazione Kabye, che abita la regione e rappresenta il secondo gruppo etnico del Togo contando poco più del 10% della popolazione nazionale. In alcuni villaggi, posti in cima alle colline, le donne modellano vasi di argilla mentre gli uomini sono dediti alle colture o alla forgia del ferro, lavorato in modo rudimentale col fuoco e l’ausilio di pesanti pietre. Nel pomeriggio, a piedi, visita di uno dei tanti mercati che si svolgono in questo territorio di colline. Gli artigiani vi portano i loro prodotti e ripartono con miglio e riso. Un odore di birra di miglio pervade l’atmosfera. Tra una contrattazione e l’altra non manca il tempo per sorseggiare questa bevanda tradizionale. Sistemazione in hotel a Kara, fino a pochi decenni fa semplice villaggio ma che per una serie di investimenti voluti da un ex-presidente del Togo originario della regione s’è trasformata in una vivace cittadina animata dai commerci tra il nord e il sud del paese. Pernottamento all’hotel Kara (o similare) in camere climatizzate e con servizi. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.
10° giorno / Kara – i castelli d’argilla – Natitingou (Benin) (circa 130 km)Nel nord del Togo e del Benin vivono popolazioni che sono state definite «le popolazioni delle case fortificate». Queste aree figurano fra le più autentiche del continente africano in virtù dei pochi contatti avuti dagli abitanti nel corso dei secoli coi colonizzatori; qui la vita si perpetua senza mutamenti da generazioni all’interno di grandi case patriarcali fortificate e isolate. I Tamberma e i Betammaribe (detti anche Somba) sono le due etnie che si incontreranno nel corso di questa giornata e rappresentano un esempio perfetto di questo genere di culture. Per ragioni di difesa essi hanno trovato rifugio da secoli nella catena montuosa dell’Atakora, un territorio dall’accesso difficile che ha permesso loro di sfuggire a tutti gli influssi esterni e principalmente ai rastrellamenti della tratta negriera verso il nord Africa islamizzato. Le loro abitazioni sono simili a piccoli castelli. Si tratta di uno dei più begli esempi di architettura tradizionale africana. Con il loro permesso entreremo nelle case per conoscere e cercare di comprenderne lo stile di vita. I Tamberma hanno mantenuto fedeltà assoluta alle proprie tradizioni animiste. Prova ne è la presenza di grandi feticci, quasi sempre a forma fallica, posti all’entrata delle loro case. Le dimore, di singolare bellezza, si presentano a forma di minuscoli castelli costruiti su due o tre piani. Architetti d’avanguardia, come Le Corbusier per esempio, trassero ispirazione dalla plasticità delle forme di queste dimore fortificate. Per queste loro caratteristiche l’Unesco ha sancito che la valle dei Tamberma è Patrimonio dell’Umanità. Poi, in prossimità del confine con il Benin, si incontrano i Betammaribe (o “Somba”), che condividono con i Tamberma le stesse terre, le montagne dell’Atakora. Anch’essi costruiscono dei bei castelli d’argilla ma, a differenza dei Tamberma, si differenziano culturalmente per alcuni riti iniziatici molto suggestivi. I giovani, verso 18-20 anni, dimostrano il loro coraggio facendosi scarificare tutto il ventre con intricati e raffinati motivi geometrici e sono liberamente e profondamente convinti che solo queste scarificazioni potranno conferire loro lo status di veri uomini per entrare nel mondo degli adulti. Con un po’ di fortuna incontreremo alcuni di questi giovani e magari, col loro consenso, ci mostreranno le loro scarificazioni rievocando i ricordi di questa prova iniziatica. Anche le ragazze si fanno scarificare. Nel loro caso si scarifica ventre e schiena, verso i 20-22 anni. Se un concepimento avviene prima che la ragazza si sia fatta scarificare, queste rito si effettua all'inizio della gravidanza per evitare che l'assenza di scarificazioni pregiudichi il parto. Tutte queste prove completano un percorso incominciato al momento dello svezzamento, quando il bambino viene scarificato sul volto. Si tratta della sua nascita ufficiale, come membro della comunità. Fini e molteplici scarificazioni sul volto ricorderanno per sempre che è un Betammaribe. Passaggio di frontiera col Benin e proseguimento per Natitingou. Pernottamento al Tata Somba (o similare), in camere climatizzate con servizi privati. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

11° giorno / Natitingou – i Taneka e la collina degli stregoni – Dassa (ca 340 km)Una breve camminata consente di scoprire gli antichi villaggi Taneka situati sull’omonima montagna. Questi villaggi sono composti da capanne rotonde con tetto conico, terminante con una giara d’argilla capovolta. La parte alta del villaggio è abitata dai sacerdoti dei feticci vestiti con una pelle di capra e da giovani iniziati. I Taneka abitano da molti secoli su un sito archeologico ancora più antico e misterioso. Sembra che i fondatori dell’etnia abbiamo occupato la montagna nel corso del IX sec. d .C.; alcuni ricercatori ipotizzano che i Taneka siano i discendenti della misteriosa cultura Koma, scomparsa misteriosamente 400 anni fa nel nord del Ghana. Mentre si cammina tra case a tetto conico, su viuzze delimitate da pietre lisce, capita d'incontrare giovani e adulti con il capo raso, semi nudi. Si preparano a delle celebrazioni iniziatiche. I Taneka, considerano che per « fare » un uomo ci vuole tempo, pazienza, e tanto... sangue d'animali sacrificati. Insomma un processo lungo tutta un'esistenza, a tal punto che la vita stessa diventa un rito di passaggio. Non più dunque un'esistenza cadenzata da un prima e da un poi, ma percorsa da un'unica tensione. Si lascia la regione per un percorso diretto verso sud, che porterà a un importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l’innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare bisogni della vita quotidiana: un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica. Arrivo nel pomeriggio a Dassa, sede dell’antico regno di Olofin, fondato nel 1385, dove ancora alcuni siti testimoniano questa lunga storia. Pernottamento all’hotel Jeko (o similare), in camere climatizzate e con servizi. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

12° giorno / Dassa – il Palazzo Reale di Abomey (circa 100 km)Al mattino visita del “cavallo di legno”, regalato nel 1903 da commercianti portoghesi al re Otetan Adjikin Zomhoun, che lamentava la morte dei suoi quattro precedenti cavalli. Poi una passeggiata sulla collina dei Principi, dove un tempo venivano sepolti i re, luogo consacrato e protetto da altari vudù. Se coincidesse questa giornata con una data speciale segnata in calendario...si potrà assistere alla uscita delle maschere Egun. Le maschere Egun, tipiche delle popolazioni del sud del Benin, rappresentano gli spiriti dei defunti e di fatto, secondo la popolazione locale, “sono” i defunti. Gli uomini che personificano Egun sono sempre degli iniziati, arrivano dalla boscaglia indossando vestiti colorati e brillanti, irrompono nelle vie del villaggio lanciandosi repentinamente all’inseguimento dei curiosi e incauti spettatori. Chi viene toccato da Egun è in pericolo di morte! Quando Egun irrompe sulla scena si assiste a una specie di corrida che suscita paura, ma anche molta ilarità. In alcuni casi coloro che vengono toccati dalle maschere "perdono i sensi"... ma si rialzano ben presto! Poi si prosegue per una breve tappa verso sud, di qualche decina di chilometri, conduce alla cittadina di Bohicon. Lungo la strada è facile incontrare intraprendenti donne commercianti che producono il gari, un alimento locale molto popolare derivato dalla lavorazione della manioca e venduto presso banchetti dai nomi curiosi e interessanti. Poco distante da Bohicon si trova Abomey, antica capitale di un regno oramai scomparso. La maggiore testimonianza del passato è il Palazzo Reale (Patrimonio UNESCO), i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi Re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l’altro le spoglie mortali dei re e un tempio costruito con argilla mischiata con polvere
d’oro e sangue umano. Il Regno del Dahomey stabilì le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L’esercito reale era formato ancheda truppe femminili, che si caratterizzavano per l’audacia e la bellicosità. Gli storici rilevano la dimensione “laica” del potere esercitato dai re del Dahomey. Il re non era né un dio, né un sacerdote, nonostante il numero abbondante di sacrifici umani che erano compiuti sulle tombe dei re in alcune occasioni particolari. Il potere era esercitato secondo una razionalità accessibile a una mentalità europea. Prova ne è il fatto che i Re di Francia e del Dahomey si scambiavano rappresentanze diplomatiche alla fine del XVIII secolo. Al pomeriggio, con buona probabilità, si assisterà alla uscita delle maschereGelede.Gelede è legato alla Madre Terra, all’alternarsi delle stagioni e ai suoi riti agricoli, per propiziare la fertilità dei campi e delle genti, unica e autentica condizione di gioia e serenità per tutta la comunità. Ritmi, movimenti, colori, tamburi e folla si fondono in una sola vivace coreografia. Maschere dalle movenze di marionette raccontano storie a carattere morale e umoristico al fine di educare, e insieme divertire, l’intero villaggio. Ai non iniziati quello che più colpisce è l’aspetto burlesco delle pantomime messe in scena dalle maschere, solo gli iniziati infatti ne conoscono gli aspetti simbolici e segreti. Il risultato è un originale palcoscenico dove si alternano scene da teatro di strada e teatro magico. Pernottamento al Sun City hotel di Abomey (o similare), in camere con aria condizionata e servizi privati. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

13° giorno / Abomey – il villaggio su palafitte di Ganvié – Ouidah (circa 170 km)Lasciata Bohicon si prosegue lungo la strada che conduce fin quasi alla costa. Via via la savana cede terreno a una vegetazione sempre più rigogliosa fin quando, pochi chilometri a nord di Cotonou, ci si addentra nella regione lacustre che accoglie Ganvié, esteso villaggio su palafitte che si raggiunge in piroga dalle sponde del lago Nokwe. I suoi abitanti, appartenenti al gruppo etnico dei Tofinou, erigono le loro capanne di legno e bambù su dei pali di teck e rivestono i tetti con un voluminoso strato di paglia. L’attività principale di questa comunità è la pesca e il suo lungo isolamento culturale, dovuto alla morfologia del territorio, ha favorito la conservazione delle usanze e delle regole di costruzione originarie. È sull’acqua, nelle piroghe che uomini, donne e bambini conducono con facilità aiutandosi con lunghe pertiche, che si svolge la vita quotidiana. Con la piroga si va a pesca, ci si sposta, si trasportano le merci da vendere al mercato, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche... Nel buio che alla sera avvolge palafitte e imbarcazioni, si consulta anche l’oracolo che pratica la divinazione di Fa. Arte di combinare proverbi, immagini e
lezioni di vita unitamente a capacità di intuire, interpretare e spiegare. Controllo di simboli, gesti e parole. Fa è scuola di vita per la popolazione locale che, come tutte le altre che abitano il pianeta, ha a che fare quotidianamente con inspiegabili intrecci di libero arbitrio e di destino. Fa aiuta a districare qualche nodo ma guardandosi bene dal risolvere i problemi. Questo non è affare suo! Si riprende la strada che corre parallela alla costa e si raggiunge la cittadina di Ouidah. Sistemazione presso l’hotel Casa del Papa (o similare), in bungalow climatizzati con servizi privati, prospicienti una immensa spiaggia selvaggia incastonata tra l’oceano e un fitto palmeto. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.

14° giorno / Ouidah, tra magia e cristianesimo – le maschere ZangbetoAl mattino visita di Ouidah, considerata una delle capitali del vudù africano. In questa città, antico porto del traffico negriero dall’architettura afro-portoghese decadente, coabitano il culto sincretico africano del Vudù (riconosciuto come culto religioso innanzi al mondo da Papa Giovanni Paolo II nel suo viaggio in Benin del 1993) e il culto del Cattolicesimo, importato e imposto dai colonizzatori. Testimoni di questa convivenza sono il Tempio dei Pitoni e la Cattedrale cattolica, posti uno di fronte all'altro. Un’atmosfera al di fuori del tempo, molto ben descritta da Chatwin nel suo libro «Il viceré di Ouidah». Le lente movenze dei personaggi inondati dal sole... l’eco lontano del frangere delle onde sulla spiaggia... il ritmo dei tamburi... riportano alla memoria il vocio mormorante delle colonne di schiavi imbarcate su queste spiagge per un viaggio di sola andata. Interessante la visita al Tempio dei Pitoni, dove questi serpenti sono venerati come vudù protettori della città. Poi il forte portoghese, trasformato in un museo dedicata alla disumana e crudele tratta degli schiavi, e la via del non-ritorno percorsa dai prigionieri prima di essere imbarcati per il nuovo mondo o per l’Europa. Lungo la costa piccole comunità di pescatori di etnia Fon, che vivono in piccoli villaggi costruiti coi rami delle palme intrecciati, sfidano ogni giorno l’oceano su grandi piroghe scolpite artisticamente. In uno di questi villaggi, con un po’ di fortuna, si potrà assistere a una festa tradizionale, l’uscita delle maschere Zangbeto, tipiche del sud del Benin. Maschera di grande dimensioni e coperta di paglia colorata, Zangbetorappresenta gli spiriti non umani, le forze della natura e della notte che hanno abitato la terra prima ancora dell’uomo. I portatori delle maschere appartengono a una società segreta e la loro identità è sconosciuta ai non iniziati. L’uscita di Zangbeto è la gran festa per il villaggio, che propizia la protezione degli spiriti e tiene lontane le presenze minacciose. Il roteare della maschera simbolizza l’operazione di pulizia spirituale che Zangbeto produce nel villaggio e l’esecuzione di “miracoli” garantisce che la sua presenza onnipotente è davvero efficace. Alla sera rientro in hotel e pernottamento. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena in hotel.
15° giorno / Ouidah (il mondo vudù) – Lomé (Togo) – partenza (circa 150 km)Al mattino si parte, lasciando il Benin per passare la frontiera con il Togo, per una giornata completamente dedicata al mondo del vudù, di cui tutta questa regione ne è la culla. Lungo tutta la fascia costiera del Benin e del Togo il vudù è la religione tramandata dagli antenati ed è praticata con fervore. Quest’esperienza religiosa è molto più ricca e complessa dei cliché diffusi in Europa, secondo i quali il vudù non sarebbe altro che una bassa forma di magia nera. Si tratta invece di una religione che dà senso e ordine alla vita di milioni di persone, qui e altrove nel mondo. In questa regione fiumi e oceano si incontrano dando origine a tante lagune prospicienti il mare, incorniciate da piccole foreste di mangrovia. Dopo aver attraversato la frontiera col Togo, sosta in un villaggio per far visita a un guaritore, che ci avvicinerà alla sua ‘scienza’ ma senza svelarne i segreti. Anche perché la interpretazione della sua scienza è tanto irrazionale quanto logicamente semplice: se è vero che gli spiriti si manifestano per tramite del corpo umano allora per curare una malattia fisica occorre tener in considerazione anche gli spiriti... ed è in questo passaggio che si fonde la verità antropologica del guaritore, la congiunzione dell’umano col divino sta anche nella cura...a base di erbe e sacrifici. Parlando con lui probabilmente lo vedremo anche all’opera coi suoi pazienti. Sempre nell’interno, nei villaggi della “brousse”, da generazioni si praticano le cerimonie vudù. Il vudù conclude la panoramica su tutti i diversi popoli sinora incontrati in viaggio, ciascuno con le proprie credenze ma accomunati dal fatto che per regolare la vita quotidiano bisogna sovente giungere a soluzioni complesse, fondate su una visione “semplice” dell’uomo. La loro visione antropologica della vita associa indissolubilmente il materiale e lo spirituale. La giornata si conclude assistendo a una cerimonia vudù, durante la quale può accadere che tra i ritmi incalzanti dei tamburi e i canti incessanti, qualche spirito si impossessi di alcuni adepti dando luogo ad autentici stati di trance, in cui tensione muscolare, insensibilità al dolore e al fuoco sono, per esempio, manifestazioni dello spirito stesso. Per i credenti in quei momenti spirito e uomo sono una cosa sola. Giunti a Lomé camere d’hotel, tutte con bagno privato, saranno a disposizione del gruppo fino alle 18h00 per sciacquarsi e cambiarsi prima della partenza (mediamente una camera ogni 3-4 persone). In serata trasferimento in aeroporto e assistenza all'imbarco. Pernottamento a bordo.Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic o ristorante, cena libera o a bordo.

16° giorno / ItaliaArrivo in Italia previsto in mattinata.

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